ERACLE

ERACLE

Completa e conclude il cartellone della prosa, collegandosi idealmente alla grecità del Calzolaio di Ulisse, la tragedia Eracle di Euripide che sarà proposta il 14 e 15 settembre dall’Istituto Nazionale del Dramma Antico nella traduzione di Giorgio Ieranò con la regia di Emma Dante. Per il secondo anno consecutivo, visto il successo dell’anno scorso con Sette contro Tebe, viene dunque rappresentata in settembre una tragedia andata in scena al Teatro Greco di Siracusa in maggio e in giugno.

Scritta e rappresentata intorno al 420 a.C., Eracle è una tragedia appassionante e struggente, ricca di inattesi colpi di scena e di intenso patetismo. È il dramma della follia, la follia che colpisce e trascina nella polvere l’eroe civilizzatore e benefattore dell’umanità per antonomasia qual è Eracle. Eracle è un eroe “positivo” in tutta la prima parte della tragedia: salva infatti in extremis la propria famiglia dalla strage macchinata da Lico, il tiranno usurpatore del trono di Tebe al quale riesce a tendere un agguato mortale. Nella seconda parte del dramma, proprio come Edipo, vede paradossalmente ribaltato il proprio destino personale e irreparabilmente “contaminato” il proprio status di eroe allorché incorre nell’irrazionale vendetta di Era, dettata da un’antica gelosia coniugale. Era, avvalendosi della potenza obnubilante di Lyssa, lo induce a uccidere, in un raptus di follia, quegli stessi famigliari, moglie e figli, da lui poco prima sottratti a morte sicura, dando vita a una delle rappresentazioni più lucide e spettacolari, mai offerte dal teatro antico e moderno, del delirio della mente umana.Precipitato nella più cupa disperazione per le proprie involontarie colpe, come Edipo riconoscerà nell’amicizia di Teseo – e dunque, fuor di metafora, in Atene – la luce della solidarietà e dell’accoglienza. Non sarà il suicidio (al quale approda ad esempio Aiace, incapace di sostenere il peso della propria vergogna), bensì la sopportazione del dolore causato dalle proprie colpe, a fargli concludere con grande dignità la sua esistenza. L’antico eroe sovrumano “muore” dunque per rinascere come uomo: riceve così, anziché dare, l’aiuto del prossimo che gli consente di sopportare le sofferenze dei comuni mortali.

di Euripide

Regia di Emma Dante

 

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